E' la prima volta che sento discorsi di ringraziamento dopo una sconfitta. E' riuscito a regalarmi anche questo il caro Walter Veltroni, l'americano a Roma, durante il democratico discorso dell'abbandono democratico del suo partito democraticamente alla deriva sulla sua galleggiante "piattaforma riformista". Umida del fiato dei mille e più delegati la tenda del PD vibrava di democrazia, campeggiavano ovunque gli adesivi recanti la sigla tricolorata del partito, precari come i loro elettori gli adesivi cascavano qua e là come fossero gialli post-it, dietro il simbolo si rivelava placido il bianco nulla. Sarà mica un messaggio divino? I tiranti del tendone che ospitava i delegati del grande contenitore riformista erano ben saldi a terra, se non lo fossero stati con il crollo avremmo risolto il nostro secondo più grosso problema dopo il conflitto d'interessi di Berlusconi: la sinistra italiana. Nel merito la scelta sembra essere tra l'elezione del segreterio da parte del congresso e le terribili e impossibili primarie. Deve esistere, lo so, una qualche formula matematica in grado di rappresentare lo spettro delle possibilità di un successo delle rispettive opzioni: forse lo zero, che, non a caso, hanno inventato gli arabi, non i nostri democratici. Qualsiasi scelta sarà sbagliata. Gli elettori non si fidano più dell'attuale dirigenza che elegge il nuovo segretario, le primarie sono impossibili perché la campagna di tesseramento non è ancora terminata, né il censimento completo dei circoli, o qualcosa del genere. Eppure per Veltroni le hanno fatte.. Forse manca il tempo per attivare la macchina di propaganda giornalistica che ha portato Veltroni lì? Forse io sono solo uno sporco dietrologista. Tuttavia t'incazzi quando la finta democrazia deve smuovere democraticamente le montagne per nulla, attivare un plotone di giornali e televisioni, fare spendere soldi a milioni di elettori volenterosi che mettono l'euro per votare un leader già scelto. Tanto vale farlo eleggere tranquillamente da un congresso, così precipiteranno verso la tanto agognata soglia del quattro percento, dando modo ai "democratici" di dare l'esempio su una regola fondamentale della democrazia: che le restrizioni imposte agli altri si è pronti a soffrirle per primi. Se la sono posta da soli del resto. Berlusconi è ormai come uno che lo mette nel culo e gode senza muoversi, così la fatica la fa l'altro. Esiste una regola democratica che almeno i democratici dovrebbero conoscere, secondo la quale non si devono tradire spudoratamente gli elettori. Non è una di quelle cose che se la si fa solo qualche volta ti va bene, questa si chiama fiducia. Se la si tradisce anche una sola volta è finita per sempre, è l'inizio della fine, come per certi amori. La sinistra li ha traditi più volte e il più lontano tradimento dell'ultima generazione di sinistrati a memoria d'uomo è stata quindici anni fa, nel '94 (Violante docet), quando consentì a Berlusconi di mantenere le televisioni in cambio di non si sa bene cosa, in barba alla democrazia, al pluralismo, al mercato, alla libertà di stampa, di parola e di tutto ciò che è appunto in una parola: democratico. Generando un vero e proprio mostro, divenendo un vero e proprio ossimoro. Furono questi stessi dirigenti a tradirla. Si chiamavano Violante, Fassino, D'Alema. Li chiamavano DS. Berlusconi si sa, è figlio della sinistra, non di questa ma prima ancora, già dai tempi del PSA, il partito socialista degli appalti di Bettino Craxi, il suo più caro amico. I suoi più cari amici. Berlusconi non è di sinitra, ma gli piace tanto possederne una perché così come la concepisce lui almeno è utile a qualcosa. Si chiude speriamo un'era perché "questo" Partito Democratico, non si rialzerà, un bene nell'ottica di liberare la sinistra stessa dall'ipoteca di qualcuno che si è autonominato suo rappresentante assoluto, qualcuno che gioca a fare il proprietario di un partito come l'avversario senza poterselo permettere. Aspettando l'estinzione dei dinosauri.
Il segreto di Pulcinella
8 anni fa


